Gavitello, corpo morto, cima: mettiamo ordine nei termini
In molti ancoraggi organizzati, porti naturali e zone protette, l'ancora lascia il posto a un dispositivo fisso: il corpo morto. È una zavorra molto pesante appoggiata sul fondo –blocco di cemento, ancora a vite, una vecchia elica o un masso di ghisa– collegata alla superficie da una catena e da un gavitello galleggiante. Darvi volta significa «prendere un gavitello». Il vantaggio è doppio: il corpo morto tiene molto meglio di un'ancora leggera e riduce il raggio di giro, permettendo di stringere le barche in una baia affollata.
Di solito ci sono due configurazioni. Il gavitello ad anello ha un grillo o un anello in testa in cui passi direttamente la tua cima. Il gavitello a cima è dotato di uno strop già pronto (spesso con una cimetta di recupero) che basta issare a bordo e dar volta a una galloccia. Sapere quale ti aspetta cambia tutta la preparazione: informati in capitaneria prima di entrare.
Perché scegliere un corpo morto invece dell'ancora
In alcune zone la domanda non si pone nemmeno: ancorare è vietato per proteggere le praterie di posidonia o i fondali fragili, e sono ammessi solo i corpi morti. Altrove, il corpo morto è spesso la scelta più sicura su fondali di cattiva tenuta (roccia, fango molle) o quando la baia è troppo affollata per lasciar girare ogni barca su 30 metri di catena. Un corpo morto ben dimensionato assorbe anche raffiche che farebbero arare la maggior parte delle ancore leggere.
Lo svantaggio è che non controlli né lo stato dell'attrezzatura sommersa né la sua manutenzione. Una catena consumata o un grillo corroso possono cedere senza preavviso. Da qui una regola semplice: su un gavitello sconosciuto, resta vigile come all'ancora –allineamenti a terra, allarme GPS– e se il tempo peggiora, non esitare a raddoppiare con la tua ancora.
Preparare barca ed equipaggio prima dell'avvicinamento
L'attrezzatura indispensabile
Il successo si gioca prima ancora di arrivare al gavitello. Tira fuori e prepara:
- un mezzo marinaio robusto, a portata dell'uomo a prua;
- una cima di ormeggio pronta, passata doppia da una galloccia di prua con il capo libero in mano;
- guanti (la catena del corpo morto è spesso coperta di alghe e conchiglie taglienti);
- un grillo grande o un moschettone ampio se l'anello è piccolo.
Apri il passaggio del pulpito di prua, libera la battagliola e controlla che nessuna scotta strascichi lungo la murata dal lato dell'avvicinamento.
Briefing dell'equipaggio e ruoli
Una manovra di gavitello riuscita si riassume in tre ruoli chiari: il timoniere, che gestisce velocità e rotta; l'uomo a prua, che prende il gavitello con il mezzo marinaio; ed eventualmente un rimpiazzo, che prende la cima e le dà volta mentre l'uomo a prua tiene il mezzo marinaio. Concordate parole semplici e segnali con la mano, perché il rumore del motore e il vento coprono la voce. Regola d'oro: non sporgersi mai di colpo oltre la battagliola e non avvolgere mai una cima intorno alla mano.
L'avvicinamento: leggere vento e corrente
Comanda l'elemento più forte. In un porto riparato è di solito il vento; in un canale o in un estuario, spesso la corrente di marea. Osserva come si dispongono le barche già ormeggiate: si allineano tutte verso la risultante. Avvicìnati sempre prua al vento (o alla corrente), esattamente come per accostare a un pontile: l'elemento diventa il tuo freno naturale e manterrai il controllo a bassissima velocità.
Avvicinarsi alla minima velocità di governo
Punta al gavitello riducendo gradualmente fino alla velocità più bassa che ti lasci ancora il governo. Prevedi che la barca si fermi proprio quando il gavitello arriva al pulpito di prua, non sotto il dritto di prua dove l'uomo non lo raggiunge più e la catena rischia di passare sotto lo scafo. Un avvicinamento veloce col vento in poppa è la causa numero uno delle manovre fallite: superi il gavitello, devi ridare gas e ricominci.
La manovra di recupero passo passo
Una volta allineato all'elemento, svolgi la sequenza con calma:
- A qualche lunghezza, metti in folle e lascia che l'abbrivo porti la barca verso il gavitello.
- L'uomo a prua indica il gavitello con il braccio teso: il timoniere corregge la rotta su quel riferimento.
- Quando il gavitello arriva al pulpito, l'uomo lo aggancia con il mezzo marinaio e issa la cima (o passa il cavo nell'anello).
- Il timoniere mette del tutto in folle: niente propulsione mentre si maneggiano cime vicino all'elica.
- Si dà volta provvisoriamente con un giro tondo e due mezzi colli sulla galloccia, poi si regola.
Se manchi il gavitello, niente fretta: non forzare, non sporgerti oltre la battagliola. Il timoniere dà un po' di gas, esce prua al vento e ripresenta la barca con pulizia. Un altro giro vale più di un uomo in mare.
Su un gavitello ad anello, non passare mai la cima direttamente nell'anello metallico: lo sfregamento la consuma in una sola notte. Ingrilla piuttosto un grillo grande o un moschettone inox all'anello e dài volta a quello. Proteggi la tua cima e mollerai più facilmente alla partenza.
Dare volta bene: una cima o due?
Per uno scalo breve con bel tempo, una sola cima passata doppia (entrambi i capi a bordo) basta e facilita la partenza. Appena passi la notte o è previsto vento, raddoppia: due cime indipendenti su due gallocce diverse danno sicurezza contro lo sfregamento o una rottura. Lascia un po' di lasco per assorbire l'onda, senza esagerare per non toccare i vicini nel giro.
«Un gavitello preso bene è un avvicinamento lento, un mezzo marinaio sicuro e due cime che non sfregano. Il resto è solo fretta.»
Su una cima, issa lo strop fino alla sua gassa e passaci la tua cima invece di fidarti solo del cavo del porto, di cui ignori l'età. Proteggi i punti di passaggio con un pezzo di tubo o un antisfregamento.
Errori frequenti e sicurezza
Gli incidenti con i gavitelli si assomigliano tutti: avvicinamento troppo veloce, una mano avvolta in una cima, il motore innestato mentre si issa la cima, o una sola cima che sfrega tutta la notte su un anello vivo. Aggiungi la brutta sorpresa di un corpo morto sottodimensionato per la tua barca. Prima di fidarti di un gavitello per la notte, tira dolcemente indietro col motore per provarne la tenuta e sorveglia i tuoi allineamenti a terra come all'ancora.
Con vento al traverso, lascia che il vento faccia cadere la prua sul gavitello invece di lottare col timone. Presèntati leggermente sopravento al gavitello: rallentando, la barca puggerà da sola e il gavitello verrà a te nel punto voluto.
Mollare il gavitello alla partenza
La partenza si prepara come l'arrivo. Riavvia il motore e lascialo scaldare, distribuisci i ruoli, poi riprendi la tensione su una sola cima mollando l'altra. Scegli il momento in cui la prua punta verso un'uscita libera. Al segnale, l'uomo lascia scorrere l'ultima cima –recuperandola tutta a bordo perché non finisca nell'elica– e il timoniere esce dritto, senza innestare finché il cavo non è del tutto fuori dall'acqua. Un ultimo sguardo indietro per controllare che nulla strascichi, e la partenza è pulita.
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