C'è una frase che tutti i velisti conoscono: «se ti stai chiedendo se prendere una mano di terzaroli, avresti dovuto prenderla dieci minuti fa». Dietro la battuta si nasconde una verità semplice: ridurre la velatura è una decisione che si prende presto, a mente fredda, mentre la barca è ancora facile da governare. Aspettare l'ultimo momento significa manovrare su una coperta sbandata di 30 gradi, con la randa che fileggia e un equipaggio già stanco.
Terzarolare significa ridurre la superficie della randa abbassandola sul boma all'altezza di una fascia di terzaroli. La maggior parte delle rande da crociera ne ha due o tre. Questa guida spiega quando ridurre, come farlo correttamente a seconda del sistema installato e quali errori costano di più.
Perché ridurre la velatura?
Contrariamente a un luogo comune, una barca sovrainvelata non va più veloce. Superato un certo angolo di sbandamento lo scafo perde equilibrio idrodinamico, il timone stalla a tratti e la barca scarroccia più di quanto avanzi. Terzarolare al momento giusto migliora quasi sempre la velocità sul fondo e restituisce dolcezza al timone.
- Sicurezza: meno sbandamento, meno rischio di straorzata o di prendere un frangente al traverso.
- Comfort: una barca sbandata di 15 gradi è vivibile; a 30 cucinare, dormire o navigare diventa una prova.
- Equilibrio: una randa troppo grande genera una coppia orziera che obbliga a contrastare di continuo con il timone.
- Attrezzatura: sartiame, vele e pilota automatico soffrono molto meno con una velatura adeguata.
Riconoscere il momento
Cosa dice la barca
La barca parla prima del vento. Ascoltala:
- Lo sbandamento supera i 20-25 gradi in modo continuo, non solo nelle raffiche.
- Il timone diventa duro e orziero: bisogna contrastare senza sosta per tenere la rotta.
- La barca orza nelle raffiche nonostante la regolazione.
- Il pilota automatico fatica, va in allarme o accusa continue guizzate.
- La coperta sopravvento imbarca acqua di frequente; nessuno si muove senza tenersi.
Cosa dicono il mare e le previsioni
Il mare cresce, la schiuma forma strisce nel senso del vento e soprattutto le previsioni annunciano un rinforzo. Anticipa la raffica attesa, non il vento medio. Un vento di 18 nodi con raffiche a 28 si naviga come una forza 6, non come una forza 5.
Prendi il terzarolo prima di uscire dal riparo di una punta o di una baia, oppure prima del tramonto se la tendenza è in aumento. Con la coperta stabile la manovra dura due minuti; con mare formato dieci, e con dei rischi.
Riferimenti pratici
Ogni barca ha le proprie soglie, legate a zavorra, carena e piano velico. La tabella seguente indica ordini di grandezza tipici per un cabinato monoscafo di 10-12 metri, di bolina o al traverso. Annota i tuoi sul giornale di bordo e affinali stagione dopo stagione: alle andature portanti si può portare vela più a lungo, ma attenzione alla strambata involontaria.
I sistemi di terzarolo
Terzarolo classico (al boma)
Si molla la drizza, si aggancia la bugna di mura del terzarolo a un corno o a una puleggia a piede d'albero, poi la borosa cazza la nuova bugna di scotta lungo il boma. È il sistema più robusto e tollerante, ma impone di andare a piede d'albero: imbragatura e linea di vita indispensabili.
Terzarolo a linea singola
Un'unica cima rinviata in pozzetto cazza simultaneamente mura e scotta. Molto comodo e sicuro — non si esce dal pozzetto — ma con attriti importanti: servono il winch e una manutenzione accurata delle pulegge. Controlla regolarmente l'usura delle cime.
Avvolgiranda
Nell'albero o nel boma, consente una regolazione continua della superficie, molto apprezzata in crociera familiare. In cambio: rendimento inferiore della vela (poco o nessun allunamento) e rischio di inceppamento se si avvolge male o sotto troppo carico. Avvolgi sempre con la vela scarica, mai a forza.
Procedura passo passo
- Preparare: equipaggio informato, imbragature e giubbotti, cime e drizza libere, vang pronto a essere mollato.
- Scegliere un'andatura favorevole: bolina larga o traverso, vela scarica ma barca con abbrivio. Evita la poppa (boma caricato) e la prua al vento (fileggiare violento).
- Mollare il vang e sostenere il boma (amantiglio o vang rigido) perché non cada in coperta.
- Mollare la scotta randa quanto basta per scaricare la vela senza farla sbattere troppo.
- Ammainare la drizza fino al segno di terzarolo; un segno di pennarello evita tentativi.
- Fissare la bugna di mura: corno, fettuccia o cima di mura cazzata al winch.
- Cazzare la borosa per portare la nuova bugna di scotta contro il boma e bene verso poppa; la base deve risultare tesa.
- Ritensionare la drizza, cazzare la scotta e regolare il vang.
- Riordinare: la vela in eccesso va raccolta sul boma e legata con matafioni leggeri, mai con una cima capace di strappare la vela se va in carico.
Prova la manovra con bel tempo una volta a stagione, ruotando ogni membro dell'equipaggio su ogni ruolo. La sera in cui il vento sale al tramonto, i gesti devono essere automatici.
E la vela di prua?
Terzarolare solo la randa sbilancia la barca verso prua: diventa molle e non stringe il vento. Mantieni un piano velico coerente. Con un genoa avvolgibile, avvolgi per terzi, riprendi la scotta e sposta il carrello in avanti per conservare un buon angolo di tiro. Oltre metà avvolto la vela diventa grassa e inefficace: meglio passare a trinchetta o solent, se in dotazione.
Mollare un terzarolo
Tornare a randa piena è più semplice ma richiede lo stesso rigore: mollare scotta e vang, liberare la borosa e la bugna di mura, poi issare la drizza a ferro prima di cazzare. Non mollare mai un terzarolo «per provare» con mare ancora formato: se il vento cala e poi rinforza avrai fatto due manovre invece di una. Aspetta una calma confermata, idealmente dieci minuti di vento stabile sotto la soglia.
Gli errori più frequenti
- Aspettare troppo: il primo e il più costoso.
- Dimenticare di mollare il vang: la base non scende, la vela forza, la borosa si rompe.
- Bugna di scotta mal cazzata: la vela fa sacco, il rendimento crolla e la brancarella lavora a taglio.
- Manovrare in poppa: boma caricato, rischio di strambata, equipaggio esposto.
- Trascurare la vela di prua: barca sbilanciata e rotta impossibile da tenere.
- Non assicurarsi: con mare formato il piede d'albero è il punto più pericoloso della barca.
Un terzarolo preso troppo presto costa qualche decimo di nodo. Un terzarolo preso troppo tardi può costare una vela, un membro dell'equipaggio o una notte insonne.
Da ricordare
Ridurre la velatura non è un segno di debolezza ma di buona marineria: riporta la barca nel suo campo di funzionamento ottimale. Decidi presto, sulla base delle raffiche previste, allena l'equipaggio con il bel tempo e mantieni il piano velico equilibrato tra prua e poppa. Velocità, comfort e serenità seguono da sole.
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