Comprendere le andature di navigazione significa imparare la grammatica della vela. L'andatura è semplicemente l'angolo che forma la rotta della tua barca con la direzione da cui proviene il vento. Da questo angolo dipendono la regolazione delle vele, la velocità della barca, il suo comfort e perfino la sua sicurezza. Una barca a vela non si governa come una a motore: bisogna giocare con il vento, a volte aggirarlo, e ogni andatura ha la sua logica. In questa guida passiamo in rassegna tutte le andature, dalla prua al vento alla poppa, con le relative regolazioni e la tecnica per risalire il vento.
Che cos'è un'andatura?
Un'andatura si definisce in base all'angolo tra l'asse della barca (la sua prua) e la provenienza del vento reale. Si misura in gradi: 0° significa che si punta dritti contro il vento, 180° che lo si ha esattamente in poppa. Tra questi due estremi si dispiegano tutte le andature possibili, raggruppate in grandi famiglie: la bolina, il traverso, il lasco e la poppa.
La regola fondamentale è semplice: una barca a vela non può navigare controvento. Esiste un settore, da entrambi i lati dell'asse del vento, in cui le vele rifiutano di portare e la barca si ferma: è la zona morta o zona proibita. Tutta l'arte della vela consiste nello sfruttare al meglio gli angoli situati fuori da questa zona, regolando le vele per ogni andatura.
Non confondere vento reale e vento apparente. Il vento reale è quello che senti da fermo. Il vento apparente combina il vento reale con il vento creato dallo spostamento della barca: è su di esso che regoli le vele. Più vai veloce, più il vento apparente ruota in avanti verso la prua.
La zona morta: la prua al vento
Quando la prua punta verso la provenienza del vento, a meno di circa 45° per lato, le vele cominciano a fileggiare (sbattono e si agitano) e la barca perde ogni propulsione. È l'andatura di prua al vento. Nessuna barca a vela classica può avanzare in questo settore di circa 90° di ampiezza centrato sul vento.
Questa zona non è una condanna: si aggira. Per raggiungere un punto situato direttamente sopravvento, si naviga a zigzag, alternando le mure. È ciò che si chiama bordeggiare o stringere il vento, una tecnica che descriviamo più avanti.
La bolina: risalire il vento
La bolina è l'andatura più stretta che una barca a vela possa mantenere, proprio al limite della zona morta. Si naviga con le vele cazzate al massimo, piatte e tese, e la barca sbanda con forza. È un'andatura impegnativa ma esaltante, quella che permette di guadagnare terreno verso sopravvento.
La bolina stretta (≈ 45°)
In bolina stretta si cerca l'angolo più chiuso possibile rispetto al vento, generalmente intorno ai 40 o 45°. Le scotte sono cazzate a ferro, la barca sbanda e avanza «risalendo» il vento. È l'andatura più fine, ma anche la più lenta e la meno confortevole: il mare si riceve di prua e la barca picchia contro le onde.
La bolina larga (≈ 70°)
Aprendo un po' l'angolo (intorno ai 60 o 70°), si passa alla bolina larga. Si lascano leggermente le vele, la barca si raddrizza, accelera e diventa molto più piacevole da condurre. È spesso il miglior compromesso tra terreno guadagnato sopravvento e velocità reale. Per un principiante, la bolina larga è un'andatura rassicurante ed efficace.
In bolina, controlla i filetti segnavento (quei fili di lana cuciti sulla vela di prua). Quando scorrono orizzontali e paralleli da entrambi i lati, la tua regolazione è ottimale. Se il filetto sottovento si agita, sei troppo stretto: poggia leggermente. Se invece cade quello sopravvento, sei troppo aperto: orza un poco.
Il traverso: l'andatura regina
Al traverso, il vento arriva perpendicolare all'asse della barca, a circa 90°. È di solito l'andatura più equilibrata e una delle più veloci: la barca sbanda moderatamente, il timone è dolce e le vele sono cazzate a metà. Molti velisti considerano il traverso l'andatura più piacevole per una crociera tranquilla, perché unisce velocità, comfort e facilità di regolazione.
A questa andatura il vento apparente resta sostenuto e la barca fila a buona velocità senza sforzo eccessivo. Le manovre sono semplici e la rotta facile da mantenere, il che ne fa un'ottima andatura per allenarsi alla regolazione fine delle vele.
Il lasco e il gran lasco: velocità e piacere
Quando il vento passa dietro il traverso, si entra nelle andature portanti. Al lasco (verso 115-130°), il vento arriva dai tre quarti di poppa. Le vele sono molto lascate, la barca si raddrizza quasi completamente e accelera: per la maggior parte delle barche è l'andatura più veloce e stabile. Lo sbandamento è ridotto, il mare viene da poppa e il rollio resta controllato.
Al gran lasco (intorno ai 150°), il vento viene chiaramente da poppa ma conserva un leggero angolo che preserva la stabilità. È un'andatura molto confortevole per divorare le miglia, spesso preferita nelle traversate lunghe con vento stabile. Si può issare uno spinnaker o un gennaker per guadagnare ancora più potenza.
La poppa: prudenza e vigilanza
In poppa (180°), il vento soffia esattamente da dietro. Le vele sono completamente lascate e la barca viene spinta in avanti. Questa andatura sembra riposante, ma è ingannevole: il vento apparente diminuisce, la sensazione di velocità svanisce e soprattutto il rischio di strambata involontaria è elevato.
La strambata accidentale si verifica quando il vento passa dall'altro lato della randa senza preavviso: il boma attraversa la barca da un lato all'altro con violenza, con il rischio di ferire l'equipaggio o di rompere l'attrezzatura. Su questa andatura si naviga quindi con un'attenzione costante alla rotta, e si può installare un ritenuta del boma per mettere in sicurezza la manovra.
Navigare in poppa piena è raramente la soluzione più efficace. Spesso è meglio «bordeggiare al lasco» zigzagando leggermente da una parte e dall'altra della poppa: le vele restano ben piene, la barca va più veloce e si elimina il rischio di strambata accidentale. In una discesa sottovento, questa tecnica si rivela spesso vincente alla fine.
Regolazione delle vele secondo l'andatura
La logica della regolazione è costante: più ci si allontana dal vento, più si lascano le vele. In bolina, le scotte sono cazzate a ferro; man mano che si poggia (ci si allontana dal vento), le si lasca progressivamente. La regolazione ideale consiste nel lascare la vela finché non comincia a fileggiare sul bordo d'attacco, per poi cazzare leggermente finché non si riempie di nuovo.
- Bolina stretta: vele cazzate a ferro, piatte, barca sbandata.
- Bolina larga: vele leggermente lascate, buon compromesso rotta/velocità.
- Traverso: vele cazzate a metà, andatura equilibrata e veloce.
- Lasco: vele molto lascate, l'andatura più veloce.
- Poppa: vele completamente lascate, attenzione alla strambata.
Bordeggiare: l'arte di risalire il vento
Poiché la zona morta impedisce di raggiungere direttamente un punto situato sopravvento, si procede per bordi successivi. In concreto, si naviga di bolina su una mura (per esempio mura a dritta), poi si vira per ripartire di bolina sull'altra mura (mura a sinistra), e così via, disegnando uno zigzag che, nel complesso, fa progredire la barca verso sopravvento.
Questa manovra, chiamata virata in prua, fa passare la prua attraverso l'occhio del vento. Più una barca stringe il vento (più chiuso è il suo angolo di bolina), meno bordi le servono per raggiungere la destinazione. È una delle grandi qualità di una barca e di un equipaggio performanti: stringere efficacemente e «guadagnare» sopravvento.
"Non si comanda il vento, ma si possono sempre regolare le vele. Conoscere le proprie andature significa trasformare ogni soffio in terreno guadagnato."
Gli errori comuni da evitare
- Confondere la rotta voluta con l'andatura possibile: se la tua destinazione è nella zona morta, bisognerà bordeggiare, non forzare.
- Cazzare troppo alle andature portanti: al lasco e in poppa, vele troppo cazzate frenano la barca invece di spingerla.
- Trascurare i filetti segnavento: sono il miglior indicatore visivo di una buona regolazione, soprattutto in bolina.
- Dimenticare il rischio di strambata: in poppa, un solo secondo di disattenzione alla rotta può provocare una strambata violenta.
- Restare incollati alla poppa piena: spesso più lenta e più pericolosa del bordeggiare al lasco.
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